1. 1 anno fa

    Dipendenza

    La corsa genera dipendenza, al pari di una qualsiasi oppioide acquistato fuori dalla stazione dei treni.

    Quello che sembra una banale e innocua passione sportiva agli occhi di mogli e figli, presto diventa l’incubo familiare per eccellenza: non si chiederanno più se vai a correre, ma quando vai a correre.

    Nessun limite meteorologico:  neve, cavallette, piccole meteoriti non fermeranno il tossico di corsa, che come ogni altro tipo di tossico mentirà spudoratamente sul suo problema.

    Minimizzerà sui chilometri, sulle uscite, sugli accessori acquistati: si nutrirà di barrette energetiche nascosto in bagno e si spalmerà unguenti in ogni dove in piena discrezione.

    Scene davvero strazianti.

  2. notes

    1 anno fa

    Ultra

    Se mai avrete la sfortuna di frequentare corridori, presto ascolterete strane parole tipo “passatore”, “tor des geants” o “scaccabarozzi”. Magari state parlando con un cinquantenne che se ne “regala una” per il genetliaco. E’ quello che io chiamo “la sindrome di Rambo”: non basta più correre 42 km. per sentirsi (o mantenersi) giovani, no, bisogna per forza fare una ultra. E non una ultramaratona qualsiasi: si vanno a scegliere quelle che manco uno stambecco sotto steroidi è in grado di portare a termine. Però ecco, se guardi attentamente queste persone sembrano tizi del tutto rispettabili, uomini che avresti voluto come padre perché “giovani dentro e fuori”. Poi li vedi alle maratone impacchettati come salami da sugo e ti sovviene la tristezza. Gareggeranno la loro ultra, torneranno a casa con le ossa rotte, le infiammazioni in ogni dove, irritazioni da freddo estese come un palmo: niente in confronto alla tortura dello smarronamento di coglioni che faranno a figli, parenti e nipoti.

  3. notes

    1 anno fa

    flatguy:

Ogni giorno nuovi motivazioni per la frase “nuclearizzare il Veneto”.
Non me ne vogliano gli amici veneti, ma cristo, che gente ci ritrovate a governare?

    flatguy:

    Ogni giorno nuovi motivazioni per la frase “nuclearizzare il Veneto”.

    Non me ne vogliano gli amici veneti, ma cristo, che gente ci ritrovate a governare?

    (Fonte: coqbaroque, via fuckyeahciano)

  4. 1 anno fa

    Riviste

    In edicola ci sono solo 2 riviste sulla corsa, e sono due di troppo. Deve essere frustrante per queste due redazioni trovare ogni mese qualcosa da scrivere sul running.  Infatti sono sempre le stesse cose ripetute in ventimila modi diversi, un po’ come lo speciale sesso del numero di Agosto di Focus: è da 10 anni che ce lo propinano.

    La differenza sta solo nello stile. La prima rivista si chiama “Correre”. L’altra si chiama “Runner’s world”.

    Correre è decisamente spartana, grafica bruttina: se fosse un evento sportivo sarebbe una campestre di paese con la sagra del trattore. L’altra è il GQ della corsa, robe tipo “Lubrifica le tue cosce con la vaselina e recuperi un millesimo di secondo. Anche a letto”. Grafiche stroboscopiche rubate direttamente dalla versione ammeregana della suddetta.

    I temi sono sempre gli stessi per entrambe. Calze booster sì o no? Quanto incide il carboidrato nella ricostruzione delle unghie annerite? Prepara la maratona di Montorio al Vomano con le nostre tabelle! Ecco come tratta le verruche Baldini*.

    La copertina di Correre è ogni mese un immenso esperimento di pubblicità (non tanto) occulta. Prendono il primo ubriacone e lo vestono da corridore, ovviamente agghindato con la marca che ha pagato la copertina.

    Runner’s world invece punta sull’evergreen del sesso che aumenta le vendite: prende un manzo palestrato e oliato e lo sbatte in copertina. In parecchi autogrill questa rivista spesso viene messa nel reparto porno gay, e niente, quando vengono i miei in casa devo nascondere i runner’s world e estrarre i playboy per far capire che a me la patata piace ancora.

    Però ecco, sono lisergiche. Sono riviste entrambe talmente brutte e inutili da essere affascinanti quanto un incidente in tangenziale.  Solo che costano uno sproposito, roba tipo 5 euro o giù di lì. Allora le compro a mesi alternati, tanto quello che mi perdo in un numero lo ribecco sul numero dopo (quello della concorrenza).

    * E’ più facile che nevichi merda piuttosto che in numero manchi un accenno a Baldini o Linus.

  5. 1 anno fa

    Pranzo

    Il fatto è questo:  spesso non ho tempo di correre la sera. Come posso fare?
    Beh, corro in pausa-pranzo – problema risolto.

    Invece no. Sono un impiegato, lavoro in un ufficio pieno di gente: clienti, fornitori e colleghi transitano davanti alla mia scrivania a mazzi da 6.

    E non ho il tempo per farmi la doccia. Avete capito bene.
    Salgo in auto, vado in una zona appartata (tra l’altro rinomata per la pratica sodomita di anziani pervertiti), mi cambio accanto ad un bavoso che si smanaccia sul mio lunotto posteriore e corro per una decina di chilometri. Sia in estate che in inverno.

    Poi torno in ufficio.

    Ok. Detto così fa schifo persino a me.

    Invece mi sono strutturato una serie di regole, stratagemmi e piccoli trucchi: in cinque anni nessuno ha mai sospettato di nulla.

    E no, so che state pensando: i colleghi non dicono nulla sull’olezzo per gentilezza. Credetemi, sono in una delle aziende più competitive del nord Italia, ho colleghe che si dicono da sole che sono delle gran puttane arriviste. Se solo una di queste pie donne avesse il sospetto che faccio una attività ludica in pausa pranzo, sputtanerebbe me e la mia progenie di 5 generazioni su Facebook.

    Quindi ecco le mie regole d’oro per correre, sudare e non essere sgamati in ufficio:

    • Gel effetto bagnato a quintali. Il sudore si mimetizza, l’odore viene affievolito. I capelli ovviamente sempre corti e curati;
    • Salviettine inumidite. No quelle aftersex (che ho lasciato al nonnino onanista), meglio quelle da neonato al confortante odor di talco. Punti strategici: ascelle, collo, interno coscia, braccia;
    • Salvietta in pile, magari pretrattata col borotalco: bisogna asciugare litri di sudore in pochissimo tempo;
    • Mangiare arance o mandarini. Ognuno di noi ha una zoccola in ufficio che rompe i coglioni quando si sbuccia un agrume. Bisogna sempre sviare l’attenzione su qualcos’altro. Ho pensato persino di nascondere carcasse di animali morti nelle pareti di cartongesso delle altre divisioni dell’azienda, ma ho optato per la più pratica arancia quotidiana;
    • Depilazione costante. Meno peli, meno odore. Niente che un Braun Cruzer non possa fare;
    • Crema Prep, spalmata la mattina. Sembra di stendere un velo di Vicks Vaporoub sulla faccia. Poi l’odore sparisce. Mentre si suda la fragranza mentolata comincia nuovamente a diffondersi nell’aria e si evitano arrossamenti da freddo e vento;
    • Ovviamente intimo nuovo: maglietta pulita, mutande e calzini rigorosamente lunghi.  Una quintalata di lavatrici è il prezzo da pagare per la gloria;
    • Doccia a pezzi: una volta tornati in bagno ci si può dare una sciacquata alla faccia, alle braccia e alle ascelle.

    E ora i pro. Dopo la corsa il testosterone è a mille. Probabilmente anche i feromoni. Se siete scappati dal branco di sodomiti della terza età c’è anche la possibilità di avere qualche sudato incontro con la stronza del reparto contabilità, chissà.

  6. notes

    1 anno fa

    Donne

    Sfatiamo un mito: il gentil sesso che corre regolarmente è un pout pourri di testosterone col reggiseno sportivo.  Sarà il vento che modella i tratti del viso alla Modigliani, o l’abbigliamento tecnico che pialla ogni forma, o semplicemente che ecco, quelle dedite alla corsa non curano particolarmente il loro lato femminile.

    Che poi a ben vedere se si va in zona Castello Sforzesco si vedono transitare tipe curatissime nei loro completi Nike neri e l’immancabile cappello con visiera da cui spunta una graziosa coda che sballonzola a destra e a manca come un tergicristallo. Però non corrono, fanno finta di. E’ una sorta di marcetta, tutto perché qualcuno ha fatto affari d’oro a vendere loro un paio di Reebook rassodachiappe.

    Le vere maratonete sono di ben altra pasta: sentono la competizione più degli uomini, devono dimostrare di essere meglio ad ogni costo. E ce la fanno.

    Poi però non vengono invitate alle pizzate, nessuno le riaccompagna a casa. Un po’ perché sono cessi, un po’ perché è umiliante broccolare una che corre più veloce di te.

  7. notes

    1 anno fa

    Odore

    Non vorrei bruciarmi uno dei discorsi cardine così, sin dall’inizio, però non ci posso resistere a lungo.

    Io, in quanto runner, puzzo. Puzzo sempre, anche dopo la doccia. E puzzano anche gli altri.

    Che uno dice, ah, sarà una cosa legata al sudore.  No, non solo. In primis c’è l’abbigliamento da corsa, ovvero la fiera del sintetico. Quella roba odora di piedi sudati sin dall’acquisto.

    Le scarpe puzzano di gomma, umori, fango e merde calpestate.

    Poi ovvio, c’è il sudore della corsa - sia d’estate che d’inverno. Se per caso piove il puzzo peggiora. Se hai un giubbetto per la pioggia il fetore diventa devastante.

    Uno poi si doccia, quintali di deodoranti e profumo, il sudore se ne va. Poi si esce dalla doccia, si beve un misero bicchiere d’acqua e il corpo ricomincia a sudare.

    Alcuni accessori non si possono mettere in lavatrice: il lettore MP3, il cellulare, l’orologio e persino la lampada frontale conosceranno l’olezzo di fabbrica.  Che poi un corridore mangia sano, ingolla verdura e frutta, beve litri d’acqua – e diciamocelo, si lava tutti i giorni: l’odore che rimane è solo il profumo della corsa, che fa sempre schifo, ma è l’odore della libertà.

  8. 1 anno fa

    Scarpe

    Il primo (e unico) acquisto serio di un aspirante corridore sono le scarpe - attrezzi che godono di una reputazione spropositata, oggetti dai poteri magici pari a quelli dell’occhio di Sauron.

    Le scarpe non sono semplici “calzature”, no: sono un credo, sono il biglietto da visita per ogni podista.

    Davvero, l’occhio cade subito lì: due corridori che non si conoscono si “stimano” dalle scarpe indossate, poi dai tempi di gara. Asics buone, Mizuno ok, Saucony decisamente buone. Più la marca è difficilmente reperibile nella grande distribuzione più la stima aumenta. Le marche mainstream sono considerate principalmente merda, soprattutto per le aziende che fanno calzature per ogni tipo di sport, dal cricket al football australiano – tipo Nike, Adidas o Puma.

    Perché fondamentalmente il runner è un tipo puro e duro, uno che si è fatto da solo, uno che si fa il culo otto ore al giorno al lavoro e poi passa 3 ore a correre, non come i calciatori o gli altri sportivi blasonati: ecco perché non ama le marche generaliste, quelle che coprono d’oro i loro testimonial.

    In ogni caso le scarpe da running costano uno sproposito  manco fossero un monolocale in centro: per forza devono avere un qualche potere magico. Poi si indossano ed ecco: un paio di normalissime scarpe da tennis dai colori rubati direttamente da un carrozzone del gay pride.

    Esistono diverse categorie di scarpe da running, che spaziano dalla A1 fino alla A5.

    Per intenderci, A1 sono fogli di carta forno spacciati per calzature – usate solo ed esclusivamente da campioni – impossibili trovarle nei negozi. Le A2 sono scarpe ultraleggere per professionisti. Le A3 sono normali, le A4 sono studiate per chi poggia il piede diversamente dal resto del mondo. Le A5 praticamente sono scarponcini da montagna per correre dal nonno di Heidi.

    Per complicare le cose ci si mette anche l’appoggio del piede: ci si è inventato che le scarpe da corsa possano in qualche modo correggere i difetti plantari di ogni corridore e recuperare millesimi in corsa.

    Per sapere quale scarpa comprare, basta immergere il piede nell’unto del bonroll domenicale e poggiarlo su un cartoncino: come un cartomante che legge i fondi del caffè è possibile scoprire se si è pronatori o supinatori.  Se non siete dediti al sciamanesimo potete sempre portare il cartoncino al vostro negoziante di fiducia – che farà di tutto per estrarre dalla scatola la scarpa ideale.

    Provate ad andare in un negozio specializzato (non le grandi catene sportive, parlo proprio di negozietti che vendono SOLO scarpe da corsa): vedrete delle cose senza alcun senso, commessi stesi per terra per guardare se il vostro tallone poggia prima della pianta o viceversa.

    Una volta che la scarpa è stata decisa, sarete smistati come Harry Potter nella vostra casa d’appartenenza: difficilmente cambierete marca durante tutta la vostra vita podistica – e a quella azienda probabilmente dovrete dedicarci fanatismi e un sacrificio di sangue.

    Da quel momento le scarpe saranno sempre e solo lodate: le ginocchia potranno scricchiolare come pane carasau ma non importa: la scarpa sarà sempre elogiata come una pantofola, se non altro per la cifra sborsata in negozio. Poi si impareranno i trucchi per pagarle di meno, ma questo è un altro capitolo.

  9. notes

    1 anno fa

    Inizio

    Uno inizia a correre per mille motivi diversi. Forse per perdere peso, o per sentirsi ancora giovane. Basta guardarsi in giro: l’età media dei podisti si attesta come minimo ad un +30.

    Io non faccio differenza: prima di correre pesavo più di cento chili, non avevo mai fatto sport in tutta la mia vita, fumavo 40 sigarette al giorno. Ero già vecchio da almeno 10 anni: poi un giorno indossai un paio di vecchie scarpe da ginnastica prese ai saldi e pagate 10 euro - e iniziai a correre.

    Una storia simile a quella di ogni corridore che incrocio in tutte le mie uscite: siamo gente che non vuole invecchiare troppo velocemente o  che semplicemente ha una fottuta paura di morire.

    Che poi uno all’inizio non presta attenzione a nulla: ne all’abbigliamento, ne all’alimentazione, ne ai tempi .

    Poi ci si rincretinisce.

    Ecco, farò una raccolta di tutto il processo degenerativo di un podista amatoriale.